Menti criminali. Analisi comportamentale e profilo criminologico secondo l’F.B.I.

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La diretta correlazione tra la dinamica di un crimine ricostruita attraverso l’esame del locus commissi delicti e i tratti della personalità del suo autore. La storia e le tecniche del criminal profiling secondo l’F.B.I.

Gli studi dell’Unità di Analisi Comportamentale costituita, nel 1972, presso l’Accademia dell’F.B.I., miravano, tra l’altro, a verificare la sussistenza di una diretta correlazione tra la dinamica di un crimine ricostruita attraverso l’esame del locus commissi delicti e i tratti della personalità del suo autore.

Allo scopo, i membri dell’Unità iniziarono a intervistare pericolosi criminali detenuti nelle strutture carcerarie degli Stati Uniti, per comprendere le loro dinamiche psicologiche, le loro motivazioni più intime, l’incidenza del contesto sulla loro determinazione a uccidere. Da tali studi è nato il modello di profilo criminologico di cui il presente testo propone in sintesi concetti di riferimento e modalità applicative.

La storia e le tecniche del criminal profiling secondo l’F.B.I., uno dei più significativi sviluppi della criminologia applicata all’investigazione, reso famoso da romanzi come Il silenzio degli innocenti di Thomas Harris e celebrato dalla recente serie tv Mindhunter. Luca Marrone è nato a Roma, si è laureato in Giurisprudenza, specializzandosi poi in Criminologia e Psicologia forense.

Si è dedicato ad attività di consulenza criminologica e, dal 2007, è docente di Criminologia e Scienze forensi presso la Libera Università Maria Ss. Assunta (Lumsa) di Roma. Iscritto dal 2010 all’albo dei periti del Tribunale in materia di analisi della scena del crimine, è tra i soci fondatori del Joseph Bell Institute, che svolge attività di ricerca, formazione e divulgazione nell’ambito delle discipline forensi e criminologiche.

È membro della Società Italiana di Criminologia. Tra le sue pubblicazioni, ricordiamo: Delitti al microscopio. L’evoluzione storica delle scienze forensi (2014), Dalla scena del delitto al criminal profiling. Temi di investigazione criminale (2015), Compendio di criminologia investigativa (2016); Appunti di criminologia. Lo studio del delitto e le sue applicazioni (2017), Lezioni di criminologia (2018).

C’è un solo modo per riuscire a dare la caccia ai serial killer in attività: comprendere come pensano, capirne i ragionamenti per quanto contorti, perversi e letali possano essere, e anticiparne così le mosse.

Ma c’è un solo modo per entrare nella mente di un serial killer: parlare con i suoi «colleghi» e predecessori.

Questa è stata l’intuizione di John Douglas, l’uomo che ha inventato il Criminal Profiling dell’FBI e che, per farlo, ha dovuto confrontarsi con le più atroci menti criminali del suo tempo.

Per anni, John Douglas ha interrogato in carcere gli assassini e gli stupratori seriali, indagandone le ossessioni e le perversioni, fronteggiando in prima persona l’orrore e l’orgoglio di questi mostri, per poter dare la caccia ad altri mostri.

Infinite conversazioni con uomini come Charles Manson, il più famigerato serial killer della storia. Con John Wayne Gacy, l’uomo che, vestito da clown, uccideva senza pietà. Con James Earl Ray, sicario di Martin Luther King.

Il profiling poggia sulla constatazione che il comportamento riflette la personalità, e da ciò deriva che le azioni di un criminale durante l’esecuzione di un reato rispecchiano le sue caratteristiche individuali; si tratta di un processo molto simile a quello che mettiamo in opera quando cerchiamo di comprendere il profilo di un artista attraverso l’osservazione dei suoi lavori.

L’obiettivo principale del profiling è sempre quello di fornire agli investigatori informazioni che possano essere utili all’identificazione e alla cattura di un criminale. Come processo dinamico, si propone di ridurre gradualmente il cerchio dei sospetti da «praticamente chiunque» a un ristretto numero di individui, contraddistinti da caratteristiche e comportamenti particolari.

Il Criminal Profiling consiste nel profilo psicologico/criminologico di un autore di reato sconosciuto. Questo strumento di indagine non serve ad individuare direttamente l’autore del reato ma è utile per restringere il campo di indagine, per far sì che le indagini si indirizzino solo verso alcune tipologie di persone con determinate caratteristiche fisiche e psicologiche desunte dalla tipologia del reato commesso e dalle modalità con le quali è stato portato a termine (modus operandi e firma).

John Douglas, agente dell’F.B.I. degli Stati Uniti, ha per primo definito il criminal profiling come: “l’identificazione delle principali caratteristiche di comportamento e personalità di un individuo, basate sull’analisi delle peculiarità del crimine commesso”.

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