La micropropagazione per la tua tesi in botanica: le tre tecniche efficaci che dovresti padroneggiare

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La micropropagazione è una tecnica di moltiplicazione vegetativa ampiamente utilizzata per la realizzazione di tesi e ricerche nell’ambito della biologia vegetale. Questa metodica si basa sulla totipotenza delle cellule vegetali e sulla loro capacità di rigenerare una pianta intera anche partendo da piccoli espianti o singole cellule madri.

Il processo di micropropagazione si articola principalmente in tre fasi: moltiplicazione, radiazione e ambientamento.

Nella fase di moltiplicazione, porzioni di 0,2-1 mm di apici caulini, gemme ascellari o meristemi apicali vengono isolate ed inserite in un terreno nutritivo solido o liquido sterile e ricco di nutrienti, con l’aggiunta di citochinine come BAP o kinetina per stimolare la crescita di nuovi germogli ascellari. Dopo 4-8 settimane si ottiene la formazione di nuovi espianti identici alla pianta madre, che vengono separati e nuovamente posti a moltiplicazione per incrementare il numero totale di espianti.

La fase di radiazione prevede l’immersione degli espianti in un terreno privo di citochinine ma arricchito con auxine, come l’acido indol-3-butirrico, che promuovono la rizogenesi e la formazione di radici avventizie. Dopo 2-5 settimane gli espianti presenteranno un apparato radicale completo.

Infine, durante la fase di ambientamento, le piantine con radici vengono gradualmente adattate alle condizioni non più sterile e protette del laboratorio, riducendo lo stress da trapianto. Inizialmente vengono poste in terreno solido con bassa concentrazione salina, poi in terra con umidità elevata e infine in semenzaio normale, per un’ambientazione totale in 4-8 settimane.

Padroneggiare scientificamente queste tre fasi della micropropagazione, comprendendo il ruolo di ormone e nutrienti, è indispensabile per condurre esperimenti riproducibili ed ottenere dati solidi da discutere nella tesi di biologia vegetale.

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